
di Franco Stefanoni
Si moltiplicano gli addii al partito di estrema destra da parte di referenti e consiglieri locali: restituzioni di tessere, tensioni su incarichi e scelte strategiche. I casi di Matera, Asti, Lecco, Benevento, Latina, Cuneo, Pescara, Lamezia Terme e Sassari
Al calo dell’1% nei consensi registrato nell’ultima ricerca Ipsos Doxa (dall’8,8% al 7,9%), al precipitare delle menzioni e delle interazioni sui social, (meno 70% e meno 64% rispetto a giugno), per Futuro nazionale fondato e guidato dall’ex vicesegretario leghista Roberto Vannacci, anche dal territorio si stanno aggiungendo qua e là crepe nella tenuta di accordi locali e iscritti.
L’ultimo caso, di inizio novembre, quello in provincia di Cosenza, dove il movimento del generale in pensione ha perso sei elementi di spicco: Eugenio Salerno (Castrovillari), Simona Russo (Cosenza), Francesca Rosito (Morano Calabro), Gianfranco Groccia (Spezzano Albanese), Vincenzo Borrelli (Altomonte) e Gaetano Falabella (Francavilla Marittima). Hanno tutti abbandonato Futuro nazionale prima autosospendendosi dal partito e poi abbandonandolo definitivamente per «insanabili divergenze sul metodo, sulla gestione organizzativa e sull’indirizzo politico del movimento, scarsa partecipazione, scelte calate dall’alto, guerre di tessere e firme, logiche estremiste, vecchia politica, sdegno per la scelta di incarichi». La critica riguarda anche Domenico Furgiuele,




