
di Michela Nicolussi Moro
Intervista all’assessore alla Sanità del Veneto dopo i numeri del rapporto sulle liste d’attesa. Sui medici stranieri precisa: «Non stiamo cercando camici bianchi all’estero»
Professor Gino Gerosa, lei è l’assessore alla Sanità del Veneto, che assicura il maggior numero di esami diagnostici e visite specialistiche d’Italia, cioè il 51,7%. Come procede ora la Regione per recuperare il 48% di prestazioni di specialistica ambulatoriale che non si riescono a erogare?
«Tutte le prestazioni richieste alle aziende sanitarie vengono prese in carico e prenotate, anche attraverso liste di pre-appuntamento. La parte restante comprende prescrizioni doppie, richieste a fini assicurativi e mancati contatti degli utenti con il Cup per disdire gli appuntamenti che non intendono più rispettare. La Regione sta avviando un progetto per ricontattare chi non ha utilizzato la prescrizione e individuare interventi correttivi. Un sistema sanitario efficiente deve rispondere ai bisogni di salute, garantendo prestazioni appropriate e sostenibili economicamente».
Perché le Usl non applicano la legge del 2007, ribadita dal decreto legge 2024 emanato dal governo Meloni, che consente di bloccare l’intramoenia, cioè la libera professione dei medici del servizio pubblico, se le liste d’attesa vanno fuori controllo?
«Lo strumento è previsto e utilizzabile dalle aziende




