di Alessandro Sala
La simulazione della Camera penale di Venezia, con magistrati e avvocati veri, evidenzia come sia nella sua natura attaccare una preda che diventa facile per la negligenza dell’uomo. E per questo, in base alla legge italiana, quella predazione non è colpevolezza
Il lupo che attacca e uccide un vitello di un’azienda agricola, tanto più se non ha adottato idonei sistemi di protezione, come recinzioni elettrificate o cani da guardiania, è innocente. E va assolto dall’accusa di uccisione di animali «perché il fatto non sussiste», non essendoci i presupposti di «crudeltà» e di assenza di necessità previsti dalla normativa in vigore. È questa la conclusione del processo andato in scena a Venezia e celebrato dalla Camera penale veneziana nell’ambito di un’iniziativa di approfondimento e formazione giuridica promossa l’Università Cà Foscari e con Lndc Animal Protection. Un vero e proprio dibattimento giudiziario, anche se simulato, che al centro congressi di Mestre ha visto la partecipazione di veri avvocati e magistrati che si sono confrontati, come in un’aula di tribunale, su un quesito giuridico reale.
Il lupo è stato dunque assolto per la mancanza dei presupposti di crudeltà e di mancanza di necessità stabiliti dall’articolo 544 bis del




