
di Davide Frattini
Il messaggio di Bibi: l’Iran attaccherà, ma l’Idf smentisce
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Il giubbotto antiproiettile lo blinda verso gli ultimi giorni del voto e non lascia dubbi sul tono guerresco che Bibi vuol imporre alla sfida. Dopo l’attacco a Hebron, il primo ministro ha diffuso un messaggio minaccioso — senza cravatta, con la camicia di colore nero dei tempi di guerra — che parla ai palestinesi perché gli israeliani intendano, soprattutto i sostenitori della destra fino ai coloni oltranzisti.
«Siamo pronti a un’operazione su vesta scala in Giudea e Samaria», la Cisgiordania che lui chiama con il nome biblico. «Sarà la più grande dai tempi della guerra dei Sei giorni». Ancora una volta mischia la campagna militare con quella elettorale, senza tener conto nei proclami che lo stato maggiore gli ha già segnalato la carenza di soldati sui troppi fronti rimasti aperti.
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Quando Ariel Sharon aveva lanciato le incursioni di Scudo Difensivo nel 2002, quella di sicuro la più grande operazione in Cisgiordania dal 1967, aveva dispiegato almeno 25 mila riservisti oltre ai ragazzi di leva. Per il premier questi numeri non contano, valgono solo quelli delle schede




