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Labriola (Asstel): «Serve una svolta sulle tlc o l’Italia resterà analogica»

di Federico De Rosa

Il ceo di Tim: una politica industriale e un luogo per le proposte. «Non serve fissare a priori un numero ottimale di operatori, bensì creare le condizioni perché il mercato evolva verso assetti sostenibili»

«L’industria delle telecomunicazioni continua a investire in condizioni che nessun altro settore accetterebbe, perché da anni il costo del capitale supera il rendimento degli investimenti. Una situazione che in passato si ritrovava soltanto nelle aziende di Stato chiamate a garantire un servizio universale>. E’ un modello che non può durare. Pietro Labriola, presidente di Asstel e ceo di Tim, ha un punto di osservazione tanto privilegiato quando scomodo. Da anni l’associazione degli operatori delle telecomunicazioni denuncia il progressivo declino dei margini a fronte di una richiesta di investimenti crescenti per restare competitivi. «Tra il 2010 e il 2025 gli operatori hanno perso circa 13 miliardi di ricavi e dal 2020 i prezzi sono scesi del 20% – spiega Labriola – mentre il traffico continua a crescere. Nonostante questo il settore non ha smesso di investire, tanto che nel 2025 ha impegnato 7,7 miliardi, il 27% dei ricavi, per dare alle reti più capacità, più copertura e più qualità. Il

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