di Leonard Berberi
Dal 1994 almeno 1.160 vittime per azioni intenzionali. Ma la statistica gioca a favore dello status quo: potrebbe non ripetersi il «miracolo sull’Hudson» perché una manovra come quella che salvò tutti sarebbe giudicata pericolosa
I principali costruttori di aerei ragionano da tempo sulle tecnologie da inserire a bordo per contrastare i piloti intenzionati a suicidarsi o a compiere attacchi terroristici. Uno dei filoni di maggiore investimento è rappresentato dall’installazione di software in grado di «scavalcare» le manovre di comandanti o primi ufficiali che puntano a far raggiungere al velivolo un assetto compatibile con l’impatto fatale. Ma non mancano le controindicazioni, che in alcuni casi porterebbero a effetti indesiderati. È quanto confermano al Corriere quattro persone a conoscenza dei lavori.
Il tema è tornato in primo piano dopo il tentato attacco terroristico contro Tel Aviv da parte di un primo ufficiale del volo Flydubai partito da Dubai e diretto in Israele il 30 settembre scorso. Il pilota, che ha ammesso di aver pianificato il gesto, ha provato a uccidere il suo comandante sorvolando l’Arabia Saudita, ma poi è stato bloccato dai passeggeri, entrati in cabina dopo che la porta blindata era stata sbloccata proprio dal




