Aleksandr Dugin ci ha messo la faccia in un’intervista sul New York Times. Dugin è il Rasputin di Putin, l’ideologo, il filosofo, il cupo filosofo fascista che sta dietro all’imperialismo putiniano. Di fronte ai moti, alle devastazioni dei ragazzi nelle città occidentali, a Milano come a Parigi come a Marsiglia, si è congratulato; ma questi europei veramente vogliono pensare di fare la guerra con noi quando non riescono a garantirsi l’ordine pubblico a casa loro?
Peskov, il portavoce di Putin, è stato più diplomatico ed è intervenuto compiacendosi – in qualche modo – dei disastri di casa nostra cioè dei grandi moti che ci sono stati in questi giorni e che – dalla Spagna alla Francia all’Italia – sembrano non risparmiare più le grandi città europee, sulla rottura del patto sociale di cui tanti ragazzi sono diventati una specie di alfieri, esponendosi e andando dritti allo scontro con la polizia, dritti alla devastazione di negozi e di proprietà private.
Giorni e giorni molto difficili per tutti noi e per la tenuta delle democrazie liberali europee. Sicché uno pensa cioè ci sarà la manina russa ed è possibile perché naturalmente queste rivolte sono state fomentate, sono state costruite




