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Erede, il tessitore delle soluzioni (possibili e impossibili) per il mercato e per lo Stato

di Nicola Saldutti

La storia della finanza italiana è passata attraverso i suoi consigli, i suoi pareri, i suoi suggerimenti, spesso fuori dall’ordinario, fuori dai percorsi prevedibili

La storia della finanza italiana è passata attraverso i suoi consigli, i suoi pareri, i suoi suggerimenti, spesso fuori dall’ordinario, fuori dai percorsi prevedibili. È per questo che molti imprenditori, molte istituzioni finanziarie, molti capi azienda, quando c’era una questione complicata da risolvere, si rivolgevano a lui. Persino lo Stato, che si è rivolto a lui per avviare e raffinare il percorso delle privatizzazioni. Sergio Erede è stato per la finanza italiana una sorta di architetto delle soluzioni possibili. E qualche volta impossibili. Era nato a Firenze il 14 agosto del 1940, laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti e poi l’esperienza decisiva di formazione internazionale alla Harvard Law School, dal 1965 al 1969 un passaggio all’ufficio legale dell’Ibm. Solo una tappa, però. Fonda il suo primo studio con Bianchi e nel 1995 diventa Erede e Associati. Poi la nascita nel 1999, con Franco Bonelli e Aurelio Pappalardo, dello studio che portava le loro iniziali «Beplex».

Dalle Opa ai riassetti societari

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