
Il caro carburanti fa esplodere la protesta dell’autotrasporto. Uggè: «Il governo ci aveva promesso 440 milioni che non sono mai arrivati». E il ministero li convoca per il 27 ottobre
«Siamo sull’orlo del collasso, senza risposte siamo pronti al fermo nazionale». Il caro carburanti rischia di far esplodere la protesta dell’autotrasporto. Unatras, Assotir, Conftrasporto, le sigle che rappresentano gli autotrasportatori, circa 100 mila imprese, sono sulle barricate. Chiedono interventi immediati del governo perché «non ce la facciamo più a sostenere costi così alti per riempire i serbatoi degli autotreni». Il pieno di un tir è di circa 600 litri, il doppio se ha due serbatoi. «E con il gasolio a 1,8-1,9 euro al litro la situazione diventa insostenibile», spiega Paolo Uggè, presidente Unatras, che ricorda: «Lo scorso maggio il governo ci aveva promesso 440 milioni che non sono mai arrivati, le aziende non hanno più liquidità per andare avanti, se non ci convocano fermiamo tutto». La convocazione arriva nella serata di ieri: il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. «Un passo in avanti – dice Uggè -, ma vediamo, nel frattempo cosa succederà».
Proteste nelle regioni del Sud
Perché la tensione non si scioglie. In molte città del Sud la protesta




