
di Massimo Franco
La nettezza di Giorgia Meloni nel ribadire la politica estera dell’Italia le è servita per additare le contraddizioni avversarie
Nonostante un negoziato non facile sulla «flessibilità» della spesa pubblica con Bruxelles, Giorgia Meloni appare più vicina all’Europa. Le opposizioni, invece, se ne stanno allontanando. Dal suo punto di vista, è difficile dar torto a Giuseppe Conte quando dice che in Parlamento mercoledì è stato fatto «un passo avanti» sulla politica estera. Il leader del M5S ha ottenuto l’astensione del Pd su una mozione dei Cinque Stelle sulle armi all’Ucraina, concedendo ben poco in cambio. È evidente, infatti, che per il partito di Elly Schlein si tratta della conferma di una larvata subalternità sull’altare dell’alleanza. Ma accettando le ambiguità lessicali, la sinistra sta scivolando in un limbo strategico.
La regressione si registra proprio mentre la premier cerca di ottenere fondi europei che compensino i costi dell’energia provocati dai conflitti. E mentre conferma una scelta a favore di Kiev, che la fa applaudire in Parlamento anche dal Pd ostile all’asse col M5S. Bisognerà capire che effetti avranno questi smottamenti sulla competizione tra Pd e Cinque Stelle. Di certo, Conte ormai parla non solo da ex




