
di Stefania Ulivi
Il regista apre la Festa di Roma con «Il rumore delle cose nuove», dove torna a parlare di coppie e segreti: «Indago sulle conseguenze delle nostre scelte»
«La storia di tre coppie che non si conoscono ma sono costrette a farlo per un evento improvviso che li mette in relazione. Tratta tematiche che mi toccano particolarmente: la violenza domestica, il desiderio assoluto di avere figli, il bullismo. E i segreti, le bugie che raccontiamo agli altri, quelle che raccontiamo a noi stessi e le gabbie che ci costruiamo per paura di cambiare. Mi interessa indagare sulle conseguenze di questi segreti, che ti costringono a comportamenti che non vorresti avere». Paolo Genovese parla così del nuovo film, Il rumore delle cose nuove, che ha aperto la XXI edizione della festa di Roma, in sala dal 12 novembre.
È tratto dal suo romanzo omonimo, cosa l’ha spinta a riprendere quei personaggi?
«Non mi ritengo uno scrittore, a volte scrivo perché è un’alternativa creativa alle sceneggiature. Hai solo le parole, è un bell’esercizio. Però c’è sempre la voglia di portarlo poi al cinema. Queste tre coppie hanno in comune dei segreti. E anche il fatto




