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Imposte sulle emissioni, la battaglia di Meloni in Europa: «Molti settori rischiano il massacro industriale»

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di Marco Galluzzo, nostro inviato a Bruxelles

La premier ha provato a fare fronte comune con i Paesi del gruppo di Visegrad

Tre ore di discussione. Giorgia Meloni è spalleggiata dal premier greco e dai Paesi del gruppo di Visegrad: Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia. Più di qualcuno li mette nel mirino: in primo luogo Olanda, Finlandia, Svezia, Danimarca. «State sprecando il nostro tempo», è una delle accuse che viene rivolta al governo italiano e al gruppo di Paesi che vogliono una rettifica delle conclusioni sugli Ets, la fiscalità che regola le emissioni di anidride carbonica. Ma per l’Italia siamo arrivati a un livello «intollerabile», dice Confindustria negli stessi frangenti. Meloni si difende, a porte chiuse, nel corso del Consiglio, dicendo che si rischia «il massacro industriale» di interi settori economici.

È un vero e proprio scontro: i Paesi scandinavi non ne vogliono nemmeno sentire parlare, rivedere i costi delle emissioni per loro significa tornare indietro. Berlino accetta lo status quo, propone un compromesso, ma alla fine fa sapere che si può anche soprassedere, se non si arriverà a una sintesi poco male, si può espungere l’intero argomento dalle conclusioni del vertice. Del resto per Meloni, così

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