di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Federico Bonelli, ex manager di Pinko e Roberto Cavalli, spiega la crisi del settore: «Il denaro non è scomparso, è diventato più selettivo». Gli errori delle maison, la fuga dei clienti e il rischio di perdere desiderabilità
Per anni il lusso ha avuto una certezza: qualunque fosse il prezzo, ci sarebbe stato qualcuno disposto a pagarlo. Una borsa poteva costare il 20, il 30, persino il 70% in più rispetto a qualche anno prima, senza che questo sembrasse incrinare il desiderio di possederla. Anzi, talvolta lo alimentava. Poi qualcosa si è rotto. Tra il 2022 e il 2025, secondo le stime di Bain & Company e Altagamma, il mercato mondiale ha perso circa 60 milioni di clienti, passando da 400 a 340 milioni. Una ritirata che ha colpito soprattutto i consumatori aspirazionali, quella classe media che, dopo aver contribuito per anni alla crescita delle grandi maison, ha cominciato a considerare certi acquisti un sacrificio eccessivo.
Ma c’è un secondo paradosso, forse ancora più significativo: mentre le boutique perdevano clienti, i patrimoni dei più ricchi continuavano a crescere. Secondo i dati citati da Federico Bonelli, senior partner di Impacta Strategy, già ceo di Pinko




