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Schlein e i sospetti su chi abbia cercato di «farla fuori»: vecchia guardia, riformisti (e il «correntone no-primarie»)

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di Simone Canettieri

Sabato la stoccata della segretaria del Pd ha fatto scattare la domanda: a chi si riferiva? C’è chi le chiede di farsi da parte per un «atto di generosità» e chi spinge per la carta del federatore

ROMA – I nomi? Forse non li farà mai. E nessuno intorno a lei ha voglia di tornarci su. L’importante è che il messaggio sia arrivato, adesso che lei ha iniziato ad andare all’attacco. «È domenica, oggi mi riposo: sentiamoci domani», taglia corto Igor Taruffi, il Pietro Secchia della segretaria, appena gli si chiede con chi ce l’avesse la leader. Sabato però Elly Schlein — dal palco della festa del Foglio — l’ha messa giù dritta. Nel Pd e dintorni, ha detto testuale, c’è chi finora ha provato a fare nei suoi confronti tre cose. Non proprio gentili: commissariarla, federarla, farla fuori. Invece lei è ancora qua. È la segretaria-nonostante. Nonostante loro, appunto. Ma loro chi?
Ora, in un partito dove il bombardamento del quartier generale è lo sport nazionale e le interviste contro il capo sono un genere letterario consolidato da cinquina dello Strega, dare un volto a «loro» rischia di essere un esercizio complicato quanto didascalico.

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