
di Tommaso Labate
Renzi e i tentativi di «veti» nel Campo largo: «Magi e Appendino? Li capisco pure. Pensano solo a come trovare il modo per essere riportati in Parlamento: il mondo brucia e loro parlano di me. Chi mi critica corra fuori dal listino»
«Il mondo brucia e questi passano il tempo a parlare di me?». Una domenica di ordinario renzismo vissuto dentro la testa del diretto interessato, Matteo Renzi, accerchiato da un pezzo di centristi che lo accusa di fare «come il marchese del Grillo» (Riccardo Magi), da una porzione dei 5 Stelle che non lo vorrebbe perché «inaffidabile» (Chiara Appendino) e pure da una fetta di Forza Italia che lo definisce «uno dei più grandi sprechi di intelligenza della politica» (Roberto Occhiuto). L’ex presidente del Consiglio, sempre più a suo agio nel ruolo del barricadero bastonatore del governo Meloni, non vorrebbe parlare del campo proprio, «che potrebbe vincere le elezioni se solo ci fosse gente concentrata solo su questo obiettivo». Ma si vede che, come avrebbe detto Totò, «ogni limite ha una pazienza».
«Sopporto quello che non dovrei sopportare. Ma lo sopporto. Quelli come Magi e Chiara li capisco pure, poveracci. Pensano semplicemente a



