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Legge elettorale, dal premio in Senato al numero di firme: i punti controversi al centro dei ricorsi

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di Adriana Logroscino

L’esperto: la sentenza della Corte sarà auto-applicativa

«Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale» recita l’articolo 57 della Costituzione. Quindi i suoi seggi devono essere ripartiti fra le Regioni in proporzione alla loro popolazione e al loro voto. Con la nuova legge elettorale, però, i 35 seggi del Senato assegnati in caso di premio scattano su base nazionale: dunque non necessariamente in base all’esito del voto nelle singole regioni. È questo uno dei punti sui quali le opposizioni contano di ottenere una pronuncia di incostituzionalità della legge elettorale da parte della Consulta.

Ci sarebbero poi la lesione della rappresentatività, provocata dalla nascita di un inedito collegio «mondo» per i residenti all’estero, e della proporzionalità, per via della differenza di seggi assegnati a chi vince e a chi perde, troppo grande, anche nel caso di distacco minimo tra contendenti. L’elevato numero di firme per depositare le liste comprimerebbe il principio di partecipazione, la mancata previsione di quote per i capilista bloccati violerebbe la tutela della parità di genere, l’obbligo di indicare il candidato premier interferirebbe con le prerogative del capo dello Stato.

Le opposizioni si propongono di portare avanti la battaglia

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