
di Roberto Gressi
L’ex sindaco di Venezia, 82 anni: «Destra e sinistra non si pongono il problema dell’astensione alle urne che delegittima la democrazia»
Massimo Cacciari vede mal messe tutte e due le coalizioni che si sfideranno, in primavera o alla scadenza naturale di settembre, per il governo dell’Italia. Alleanze divise al loro interno, inaffidabili nel realizzare programmi indefiniti. Con la differenza che mentre il centrodestra ha in Giorgia Meloni una leader indiscussa, il centrosinistra invece si avvita nella competizione per decidere chi sarà il candidato premier. Considera le primarie rovinose e probabilmente inevitabili, a meno che il Campo largo non cambi passo e si dia un programma netto sulla politica estera e sull’economia. A quel punto potrebbe anche ragionare su una persona terza, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, la più capace di realizzare la linea di governo proposta agli italiani.
Professore, il Campo largo può competere per il governo del Paese?
«Vincere le elezioni? Certo, è possibile, specialmente con l’incognita Vannacci. Governare? Il rischio è quello di non fare niente. Bisognerebbe riconoscere uno straccetto di verità: le coalizioni sono divise al loro interno, non hanno una linea comune, e questo le blocca».
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