
Il generale non correrà certo per Palazzo Civico, ma la protesta contro la moschea di via Bologna ha già spostato il dibattito sui temi della sua agenda, costringendo centrodestra e centrosinistra a inseguirlo
Vannacci ha già vinto. E no: il prossimo sindaco di Torino non proverrà dalle file del movimento «futurista» del generale accompagnato alla porta dal ministro piemontese Guido Crosetto per le sue «farneticazioni personali». Ma, come sanno i politologi e chi si occupa di comunicazione politica, buona parte delle campagne elettorali vengono giocate (e spesso vinte) da chi è in grado di far diventare la propria agenda, l’agenda di tutti.
È il caso del centro culturale islamico, con annessa moschea, che dovrebbe sorgere in via Bologna. Tutti, in questi giorni, ne parlano: chi vuole bloccare il progetto in nome della «difesa della nostra identità», come il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone; chi lo difende, come il primo cittadino Stefano Lo Russo, per cui «le diversità sono una ricchezza per la nostra città», e soprattutto uno strumento di integrazione.
Ma se oggi se ne parla, lo si deve a Vannacci, e soltanto a lui: sono stati i suoi seguaci, infatti, i primi a scendere in piazza, sotto il Comune, per




