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«Una virgola e salta tutto». I timori di FdI e alleati per l’ostacolo della Consulta alla legge elettorale

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di Simone Canettieri

E a sinistra sperano nello stop all’indicazione del premier

«Il timore c’è». Lo dicono sottovoce un po’ tutti, dentro Fratelli d’Italia: dal capogruppo Galeazzo Bignami al vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, passando per Francesco Filini, responsabile del programma di Via della Scrofa. L’idea che la Corte costituzionale possa «smontare alcuni pezzi» della nuova legge elettorale attraversa i partiti della maggioranza e il governo. Difesa preventiva? Fatalismo? Oppure è un modo per esorcizzare l’ultimo scoglio del futuro Stabilicum, che finora sembra veleggiare senza intoppi?

La chiacchiera è diffusa in Transatlantico. E forse è anche qualcosina di più di un semplice «si dice» alla buvette. Tanto che il possibile scenario è finito perfino nei radar del ministero della Giustizia. Da Via Arenula non escludono che «possano spuntare rilievi di incostituzionalità». Lo mettono in conto. A domanda secca, il ministro Carlo Nordio taglia corto: «No comment». E si rimette poi a parlottare, in cortile, su una panchina con Ettore Rosato (Azione). Di cosa? «Di Winston Churchill».

Insomma, in una giornata senza brividi, con la doppia fiducia che fila via liscia, il centrodestra pensa già al dopo. All’ultimo e vero ostacolo da superare. Meglio ancora: ai

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