Mentre Milano lucida i banconi preparandosi ad accogliere, il prossimo 7 ottobre, il gotha globale dei World’s 50 Best Bars, la nostra bussola del bien vivre punta dritta a Nord. Destinazione: Amsterdam. La capitale olandese, che a fine giugno ha ospitato la prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, sta vivendo una silente ma inarrestabile rivoluzione liquida. Se per decenni l’identità alcolica della città si è specchiata soprattutto in pinte di birra e bicchierini di jenever, oggi la miscelazione d’autore ha trovato nell’hôtellerie di lusso uno dei suoi terreni più fertili. Tra lobby ovattate e una clientela internazionale, il bar d’albergo non è più una semplice sala d’attesa prima della cena o del rientro in camera. È diventato una destinazione autonoma, capace di sperimentare con ingredienti, servizio, estetica e personalizzazione. Ecco quattro indirizzi dove il cocktail diventa espressione di ospitalità e savoir-faire.
PubblicitàIl rifugio storico: Flying Dutchman al Sofitel Legend The Grand Amsterdam
Lungo le sponde eleganti dell’Oudezijds Voorburgwal, le mura di questo edificio raccontano secoli di storia olandese: ex convento quattrocentesco, poi sede dell’Ammiragliato e municipio che nel 1966 fece da cornice alle nozze della principessa Beatrice.
Il Flying Dutchman ne occupa uno degli angoli più intimi. Varcare la soglia significa




