
di Federico Fubini
La Casa Bianca rivendica il successo. Ma gli Usa stanno inviandola la portaerei Roosevelt nella regione. E l’Arabia Saudita sarebbe il solo Paese che rifiuta di piegarsi al dazio nascosto degli ayatollah
Ci sono due modi per spiegare perché i flussi di petrolio in uscita dal Golfo sembrino in netta ripresa: gli Stati Uniti stanno vincendo la guerra, oppure l’Iran ha segretamente iniziato a riscuotere dei pedaggi per il passaggio dallo stretto di Hormuz. E che il primo scenario non sia il più verosimile lascia capire quanto impenetrabile sia ancora la nebbia che grava sul conflitto aperto dagli Stati Uniti più di sette mesi fa.
Di recente molti analisti internazionali, da Goldman Sachs a JpMorgan, fino a società di tracciamento della navigazione come Vortexa e Kpler, si sono trovati d’accordo su un aspetto essenziale: i flussi di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz sono in ripresa.
Non c’è consenso sui volumi esatti che stanno transitando, ma sembrano esserci pochi dubbi sul fatto che le piccole petroliere stanno viaggiando fuori dal Golfo e verso l’Oceano Indiano in numero nettamente superiore a quello dei primi mesi del conflitto. Le navi di solito le navi




