
di Redazione Online
Ci sono già le prime vittime di bracconaggio che confermano una stretta correlazione tra la caccia e le illegalità contro gli animali selvatici
A solo pochi giorni dall’apertura ufficiale della stagione venatoria 2026 – il 20 settembre scorso – e tra le polemiche sulla nuova proposta di legge in discussione alla Camera, ci sono già le prime vittime di bracconaggio che confermano una stretta correlazione tra la caccia e le illegalità contro gli animali selvatici. I Centri di recupero di fauna selvatica del Wwf e di altre organizzazioni ambientaliste stanno già facendo i conti con ricoveri di specie protette, vittime di arma da fuoco, come dimostrano i cinque esemplari arrivati al Cras di Valpredina (Bergamo). Si tratta di gheppi e sparvieri, protetti non solo dalla normativa nazionale, ma anche da trattati internazionali. A dimostrare quanto la piaga del bracconaggio si estenda su tutto il territorio nazionale si aggiunge anche la notizia del recupero di altri due rapaci “impallinati”, un falco di palude e una poiana, da poco accolti e attualmente in cura presso il Cras di Messina.
Le radiografie effettuate sugli animali ricoverati a Valpredina mostrano inequivocabilmente la presenza di pallini di piombo. In




