di Enrico Marro
Nella lettera alla Ue, Meloni cita questa spesa come «esempio più significativo» per chiedere alla commissione più flessibilità di bilancio
Nella lettera che Giorgia Meloni ha inviato ieri alla presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere più flessibilità di bilancio in seguito all’aumento della spesa pubblica determinato dall’impennata dell’inflazione, la premier scrive che «l’esempio più significativo è rappresentato dalle prestazioni pensionistiche, che sono legate, sebbene con un certo ritardo, ai prezzi al consumo. Si tratta di un effetto di notevole entità». Secondo le prime stime della Ragioneria generale, infatti, per adeguare le pensioni al costo della vita, potrebbero servire più di 10 miliardi di euro, al lordo delle imposte (contro i 2,6 miliardi spesi nel 2025 e i 5 miliardi del 2026). Questo perché i calcoli si fanno prevedendo un’inflazione media nel 2026 pari al 2,9%, visto anche il dato di agosto (+4,2%)
La spesa per le pensioni, secondo gli ultimi dati su prestazioni pensionistiche e beneficiari riferiti al 2024, impegna più di 364 miliardi. Se con la legge di Bilancio non cambierà il modello attuale, anche nel 2027 ci sarà il recupero dell’inflazione per scaglioni, con un adeguamento al 100%




