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L’arsenale degli Houthi: missili iraniani, droni e tecnologia cinese

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Con 350.000 combattenti, gli Houthi estendono il controllo sul Mar Rosso e rafforzano una macchina militare costruita attorno a missili balistici e antinave, droni kamikaze e depositi sotterranei. Decisivo il sostegno dell’Iran, mentre dalla Cina arrivano componenti a duplice uso.

Gli Houthi non sono più soltanto la milizia yemenita che per oltre un decennio ha consolidato il proprio potere nell’ovest del Paese. Con una forza stimata attorno ai 350.000 combattenti, il movimento ha trasformato il territorio sotto il proprio controllo in una piattaforma militare dalla quale proiettare la propria capacità offensiva verso il Mar Rosso, una delle arterie commerciali più importanti del pianeta. L’ultima avanzata ha portato i suoi uomini fuori dalle tradizionali roccaforti, consentendo loro di occupare isole e conquistare nuove posizioni sulla costa, compresa la strategica città portuale di Mokha.

Dietro la rapidità dell’offensiva c’è una preparazione durata mesi. Già a metà agosto migliaia di uomini e quantitativi significativi di armamenti erano stati trasferiti nelle aree attorno a Mokha. Una manovra destinata a mettere sotto pressione le vie di rifornimento delle forze avversarie e preparare il terreno all’attacco. A questo si è aggiunto un vantaggio meno visibile ma altrettanto importante: il controllo di una parte delle infrastrutture

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