
Neanche un rossonero nella maxi convocazione di Mancini (e non è solo perché in rosa ci sono molti stranieri). Bartesaghi, Cisse e Camarda però si candidano per il nuovo ciclo
C’era una volta. Come nelle fiabe, solo che qui il lieto fine è ancora tutto da scrivere e, anzi, chissà se verrà mai scritto. C’era una volta, nei campi ben pettinati di Milanello, uno zoccolo duro di giocatori italiani che avevano un ruolo essenziale, indifferentemente a seconda di quando giocavano o quando sedevano nello spogliatoio. Erano senatori, un plotone tricolore formato per espresso volere di Berlusconi. Gente chiamata a custodire il buon nome del Milan e, come naturale conseguenza, anche quello dell’Italia. Oggi i colori rossoneri non contengono più una goccia di azzurro. Si arriva all’Under 21, ma la Nazionale A guarda altrove.
globalizzazione—
Come mai? A prima vista uno dei motivi più evidenti, molto banalmente, sembrerebbe risiedere nella composizione della rosa. Si sa, il Diavolo negli ultimi anni si è sempre più imbottito di stranieri. Ma questa è una verità parziale, che viene a galla semplicemente osservando l’incidenza in percentuale degli italiani sul totale della rosa. In questa stagione quella del Milan si assesta sul 70,4 per cento.




