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L’astensione ridimensiona le ambizioni estremiste

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di Massimo Franco

Rivendicare una vittoria «senza bisogno di lui» è un messaggio che i berlusconiani spediscono agli alleati

Il sollievo è vistoso. E forse perfino un po’ ostentato. Si capisce che la maggioranza non temeva tanto una vittoria di Roberto Vannacci nelle elezioni suppletive di Reggio Calabria. L’incubo era quello di una sconfitta provocata dalla concorrenza dell’estrema destra. E la visita di Giorgia Meloni a Praga per parlare di energia sembra fatta apposta per archiviare il voto di lunedì. Le ironie sull’ininfluenza di FnV sul risultato sono dunque comprensibili. Ma provengono soprattutto da Forza Italia, che ha sempre considerato Vannacci non solo un corpo estraneo ma da tenere lontano dall’alleanza di governo. 

Rivendicare una vittoria «senza bisogno di lui» è un messaggio che i berlusconiani spediscono agli alleati. FdI e Lega nelle scorse settimane hanno mostrato preoccupazione per l’ascesa dell’ex vicesegretario leghista nei sondaggi; e insieme la tentazione di lasciare un margine di ambiguità su accordi elettorali con lui per il 2027. La domanda è se quel quasi undici per cento preso in Calabria, con partecipazione minima al voto, seppellisca quei timori.
  
I seguaci di Vannacci cercano di tenerli vivi. Dopo le dichiarazioni incaute della vigilia, che

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