
Duecentoventi milioni di scontrini in più in appena otto mesi e, soprattutto, 11,8 miliardi di euro di imponibile aggiuntivo registrato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: sono numeri abbastanza grandi da trasformare quello che fino a pochi mesi fa poteva sembrare un adempimento tecnico, cioè il collegamento tra Pos e registratori telematici, in uno degli strumenti più interessanti con cui il Fisco sta cercando di ridurre lo spazio tra ciò che viene incassato e ciò che viene effettivamente dichiarato.
Tra gennaio e agosto 2026 il numero dei documenti commerciali emessi è cresciuto di circa 220 milioni rispetto agli stessi otto mesi del 2025, mentre la base imponibile associata a questo aumento ha raggiunto 11,8 miliardi di euro, con un’accelerazione particolarmente marcata proprio durante l’estate, quando luglio e agosto hanno aggiunto quasi 60 milioni di scontrini e altri 2,7 miliardi di imponibile.
Il dato non significa, naturalmente, che 11,8 miliardi di euro siano improvvisamente comparsi dalle pieghe dell’evasione o che rappresentino altrettante nuove entrate per lo Stato, ma segnala comunque un cambiamento molto netto nella quantità di operazioni che vengono certificate e nella capacità dell’Amministrazione finanziaria di confrontare i pagamenti elettronici con i corrispettivi trasmessi.
Perché il collegamento tra Pos e




