
La complessità del giallo di Garlasco non consente di avere certezze probatorie in un senso o nell’altro. Bisogna procedere con cautela per evitare uno Stasi bis
Garlasco è la fiera nazionale dei dubbi, delle imprecisioni, delle superficialità investigative e delle (false) certezze giudiziarie. Spieghiamoci meglio: da un lato, nelle ultime settimane (a dire la verità nell’ultimo anno) l’inchiesta garlaschese si è concentrata su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi e considerato attualmente dalla Procura di Pavia come unico responsabile del suo omicidio. Dall’altro, è difficile non notare i profondi dubbi probatori.
Man mano che si scava per scovare tutti gli elementi necessari per dare un giudizio ragionevole (il più possibile certo) e non affrettato, viene alla luce l’estrema complessità di un caso intricato e risalente a quasi vent’anni fa. E, in virtù di questa complessità, non basta certo sostituire semplicemente Alberto Stasi con Andrea Sempio per individuare gli elementi probatori che lo renderebbero l’assassino di Chiara. Alcuni elementi che hanno portato alla condanna definitiva di Stasi nel 2015 non sono infatti compatibili con gli spostamenti di Sempio e con alcuni buchi temporali apparentemente inspiegabili.
Le scarpe numero 42: Sempio o Stasi?
Dunque, a livello concreto uno




