di Redazione Economia
Il canone Rai potrebbe scendere, ma solo se lo Stato troverà risorse pubbliche equivalenti per compensare il minor gettito. L’emendamento dei relatori di Forza Italia riapre così il confronto sul finanziamento del servizio pubblico
Il canone Rai torna al centro del confronto sulla riforma del servizio pubblico, come avviene ogni anno con l’avvicinarsi della manovra di Bilancio (ne avevamo scritto qui l’anno scorso). Un emendamento presentato dai due relatori del provvedimento al Senato, Claudio Fazzone e Roberto Rosso, entrambi di Forza Italia, apre infatti alla possibilità di ridurre l’importo pagato dalle famiglie, ma a una condizione: che il minor gettito venga compensato da altre risorse pubbliche. L‘importo del canone Rai è di 90 euro all’anno, suddiviso in 10 rate mensili da 9 euro addebitate da gennaio a ottobre. Il pagamento avviene in modo automatico nella bolletta della luce della casa di residenza, basandosi sulla presunzione che chi ha un’utenza elettrica possieda una tv. Chi non possiede alcun televisore può evitarne l’addebito inviando ogni anno una dichiarazione di non detenzione all’Agenzia delle Entrate.
La discussione al Senato
La novità sul canone ridotto è contenuta nel testo in discussione in commissione Ambiente di Palazzo Madama, dove da




