
Il Mart (che quest’anno apre le porte al Trentodoc Festival) è il museo custode dell’eredità culturale dell’artista. Forti: «La sua è una lingua moderna»
«L’arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria». Non lo ha detto Andy Warhol, ma uno spericolato sperimentatore come il trentino Fortunato Depero (1892-1960), l’interprete più eclettico — insieme all’amico Giacomo Balla — dell’estetica futurista. E il Mart, che cura la Casa d’Arte Futurista Depero a Rovereto, presto darà alle stampe una vasta produzione dei suoi scritti sul Trentino. Depero è stato pittore e scultore, uomo di teatro e designer, paroliere a modo suo. Nei «Balli Plastici» sostituì gli attori con marionette meccaniche e le scene con strutture mobili tridimensionali; negli spazi dell’abitare inserì quegli arazzi di stoffa (grandi mosaici dalle tarsie in panno di lana cucite a mano) che fecero scalpore all’Expo di Parigi del 1925; compose canzoni rumoriste e creò l’onomalingua, «verbalizzazione astratta» dei fonemi in chiave onomatopeica. Fu poi instancabile cartellonista e grafico pubblicitario, cavalcando l’intuizione che il futuro dell’arte risiedesse nell’industria e nella comunicazione di massa. Lavorò (con grande soddisfazione economica) per Liquore Strega, San Pellegrino, Campari, per cui si inventò un capolavoro di industrial design: la bottiglietta del Campari Soda a forma di cono




