
di Martina Zambon
Paolo Feltrin da anni si occupa di Lega: «Arginare Vannacci alle urne in Veneto? Fondamentale il ruolo di Zaia»
Paolo Feltrin, politologo, si occupa di Lega da anni e l’ultima Pontida, con l’annuncio di un congresso lampo da parte del segretario federale si ibrida con le richieste dei governatori del Nord ma, soprattutto, con le possibilità della nuova legge elettorale.
Al congresso di ottobre troveranno spazio le istanze nordiste?
«Il problema irrisolto è che o fai un partito del Nord o fai un partito nazionale. Difficile ibridarli. Ora, tutte le strade per fare il “partito del Nord” sono state esplorate negli anni dagli anni Ottanta ai primi anni del Duemila con Umberto Bossi. E la conclusione è che non si va da nessuna parte. Non con l’indipendenza, non con la secessione, non con il federalismo, non con l’Autonomia…Perché non si è arrivati a nulla è semplice: la Lega Nord era arrivata fra il 3 e il 4% quando è arrivato Salvini. Solo trasformandola in un partito nazionale il segretario la porta al 34%, ma, naturalmente, per la sua natura di partito nazionale, la questione del Nord passa in secondo piano. Delle due l’una».




