di Fabio Sottocornola
Secondo l’Osservatorio Cineas-Prometeia, il 66% delle imprese fino a 500 dipendenti ha già sperimentato l’Ai per produzione o customer care. Timori per la sicurezza dei dati
Più che la sostituzione del lavoro umano preoccupa la sicurezza dei dati. Più dei costi di investimento fanno paura le incertezze legali. Messe di fronte alla forza pervasiva dell’intelligenza artificiale, le imprese italiane sfuggono dai luoghi comuni e fanno emergere punti di vista e preoccupazioni inedite. Le rileva l’Osservatorio Cineas-Prometeia 2026 nell’indagine portata avanti tra 380 medie aziende (della fascia tra 50 e 499 addetti) che hanno aderito all’indagine condotta dal Consorzio universitario che fa capo al Politecnico di Milano, proprio attorno all’impatto dell’Ai nel mondo del lavoro e delle imprese.
Secondo i dati raccolti, il 66% delle medie imprese ha già almeno sperimentato l’Ai con un uso legato a produzione e automazione (28%), progettazione (24%), test di qualità (23%), customer care (21%) e sicurezza dei dipendenti (20%). Tra i vantaggi riscontrati, c’è soprattutto l’operatività interna dell’impresa con maggiore efficienza organizzativa (39%), la velocità di elaborazione dati (36%) e l’ottimizzazione dei processi (31%).
Poche competenze adatte
Ci sono però anche preoccupazioni, introdotte dall’Ai. Anzitutto, la sicurezza e la protezione




