
di Gian Mario Benzing
Applausi per il soprano statunitense e per la regista, 93 anni: la sua messinscena (del 1990) tocca il record delle 100 recite. Dirige Michele Gamba
Nella Traviata, in scena al Teatro alla Scala fino al 15 ottobre, era attesa una star: la protagonista, il soprano statunitense Nadine Sierra. Invece le stelle, nel capolavoro verdiano, sono tre. Che soddisfazione, per l’artista e per tutto il teatro italiano, vedere Liliana Cavani, anni 93, raccogliere sul palco, con freschezza, ancora un mare di applausi (dieci minuti), per questa sua regia che, nata nel 1990, s’avvia al traguardo delle 100 repliche, seconda solo alla Bohème di Franco Zeffirelli (235 recite). Con la sua quieta esattezza di colori, oggetti e movimenti, questo allestimento è icona di un teatro di repertorio, di una facilità di accesso e di lettura, su cui molti potrebbero meditare.
La star annunciata, Sierra, conferma la penetrante cupezza del timbro, ma ha poi acuti a volte spigolosi e il vezzo di allargare tutti i tempi allargabili, dai molti finali di frase alle triple «corone» su «gioia», o «follie». Si inscrive, così, nel gioco di contrasti sbalzato dal direttore, tra i pochi ricchi di idee, Michele Gamba,




