
Sette anni dopo la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il divieto di aborto, la Corea del Sud si prepara a introdurre ufficialmente la pillola abortiva nel proprio sistema sanitario, affrontando uno dei nodi rimasti irrisolti della legislazione sui diritti riproduttivi femminili. Il governo di Seul ha annunciato un piano per autorizzare l’interruzione farmacologica della gravidanza entro le prime nove settimane, attraverso un percorso che prevede la valutazione dei medicinali da parte delle autorità sanitarie e, almeno nella fase iniziale, la prescrizione e la somministrazione sotto il controllo diretto dei medici. Una decisione che arriva dopo anni nei quali l’aborto ha cessato di essere penalmente perseguibile, senza che il Parlamento sia riuscito a definire una nuova disciplina organica, lasciando le donne in una situazione di incertezza giuridica e sanitaria che ha favorito anche il ricorso a farmaci acquistati attraverso canali non autorizzati.
Come funzionerà la pillola abortiva in Corea del Sud
Il piano è stato presentato il 16 settembre durante la quattordicesima riunione di coordinamento delle politiche nazionali, alla quale hanno partecipato il ministero per l’Uguaglianza di genere e la Famiglia, il ministero della Salute e del Welfare e il ministero per la Sicurezza alimentare e farmaceutica. L’obiettivo dichiarato dalle autorità




