di Francesco Bertolino
La piazza di New York attrae imprenditori e risparmi da tutto il mondo perché è piena di compratori. Ai listini europei manca la liquidità che è dispersa in mille rivoli. La fusione Euronext-Deutsche Borse serve, ma non basta
«Abbiamo di fronte una scelta: vendere le nostre azioni in un piccolo mercato con pochi compratori oppure in un mercato gigante con un numero enorme di pretendenti pronti a competere ferocemente per le nostre azioni», ha detto il ceo Nik Storonsky a proposito del futuro approdo in Borsa di Revolut. «Perciò – ha concluso – preferiamo quotarci negli Stati Uniti» prima che in Europa.
Tutti a Wall Street
Il fondatore della banca digitale da oltre cento miliardi di valutazione non è l’unico imprenditore europeo a pensarla così. Diverse aziende del Vecchio Continente hanno imboccato negli ultimi anni la via di Wall Street: il gruppo delle scommesse irlandese Flutter, il produttore di chip Arm, la piattaforma svedese Spotify, l’azienda digitale italiana Bending Spoons. Molte imprese troppo piccole o troppo poco presenti negli Usa per ambire a Wall Street, invece, preferiscono rimanere lontane dalla Borsa, finendo per rinunciare a un canale di finanziamento importante o preferendo cedere ai fondi




