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Addio a Sandro Mazzola: leggenda della Grande Inter, orgoglio di un cognome eterno

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Il ritratto di Sandro Mazzola: dai primi calci in parrocchia ai trionfi con l’Inter di Herrera e la Nazionale. La storia dell’uomo che raccolse l’eredità del padre morto nell’incidente aereo di Superga

C’è un’immagine che più di ogni altra racconta cosa abbia significato essere Sandro Mazzola: il 4 maggio 1949, un bambino di appena sei anni si ritrova circondato da adulti in lacrime che gli accarezzano la testa senza trovare parole. Sulla collina di Superga si era appena spezzato il destino del Grande Torino e con esso la vita del padre Valentino Mazzola, il mito assoluto del calcio italiano del dopoguerra. Per chiunque altro, quel cognome sarebbe stato una condanna o un macigno impossibile da sostenere. Per Alessandro, per tutti Sandrino, è diventato invece il punto di partenza di un’avventura umana e sportiva irripetibile, chiusa con la sua scomparsa all’età di 83 anni.

Rimasto orfano, Mazzola crebbe tra l’oratorio di San Lorenzo a Milano e l’affetto protettivo di figure storiche dell’Inter. Fu Benito Lorenzi, detto «Veleno», a bussare alla porta di casa a Cassano d’Adda portandogli scarpini e pallone, mentre Giuseppe Meazza ne curò i primi fondamentali tecnici. Sandrino e il fratello Ferruccio diventarono ben presto le mascotte di

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