
di Maria Teresa Meli
L’idea per far convergere i loro voti su Schlein in caso di ballottaggio
Il Pd potrebbe presentarsi con due candidature alle primarie. L’ipotesi che alla fine, oltre alla segretaria del partito Elly Schlein, possa irrompere nell’agone Giorgio Gori è tutt’altro che peregrina.
Ma, al contrario di quello che potrebbe apparire a tutta prima, questa operazione non avrebbe come obiettivo quello di impallinare la leader. Al contrario sarebbe il modo per far convergere, al secondo turno, i voti dei riformisti dentro e fuori il partito sulla segretaria. Per farla breve, agli elettori di Italia viva, del movimento di Ernesto Maria Ruffini, come di +Europa, del Psi di Maraio e persino quella parte di amministratori che sta con Alessandro Onorato e che, al contrario dell’assessore capitolino, non ha in simpatia Giuseppe Conte, verrebbe più agevole votare al primo turno Gori e al secondo Schlein. Significativo da questo punto di vista l’annuncio di Franco Gabrielli: l’ex capo della polizia voterebbe Ruffini e in seconda battuta Schlein.
È ovvio che questa operazione presuppone che alle primarie ci sia il ballottaggio. Un obiettivo su cui punta il Pd e su cui, soprattutto, puntano i riformisti, che




