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Psico-test per i magistrati, il via libera del Csm (ma sei si astengono)

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di Virginia Piccolillo

«Passo avanti». I critici: rischio delegittimazione

«L’introduzione dei test psico-attitudinali rischia di essere uno strumento di condizionamento nei confronti della magistratura, a partire dallo stesso momento del reclutamento». L’Anm scende in campo contro il via libera della sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura a introdurre i test nei concorsi, come previsto dal decreto legislativo del 2024. «Indipendenza, imparzialità ed equilibrio sono principi cardine per un magistrato. Lo sono e devono continuare ad esserlo», ha evidenziato ieri la giunta Anm. E, ricordando che «i magistrati sono già controllati dalla prova di accesso all’entrata in ruolo e nel loro percorso», ha ribadito la contrarietà ai test pensati come «strumento da usare nel dibattito per attaccare i magistrati».

La delibera però ha raggiunto il difficile obiettivo di scontentare un po’ tutti. Sei consiglieri si sono astenuti per motivi opposti. Tutt’altro che soddisfatti i fautori dei test psicoattitudinali. «Linee guida insufficienti», commenta il laico Enrico Aimi. E le consigliere laiche di centrodestra Claudia Eccher e Isabella Bertolini, astenute assieme a Daniela Bianchini, ritengono che si sia voluta «depotenziare l’innovazione: quattro anni di tempo per fare tutto ciò che le amministrazioni pubbliche già fanno».

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