
All’assise che deciderà il futuro mancano 43 giorni. Se tutto filerà liscio, a metà dicembre il via alla doppia offerta, che potrebbe andarsi a chiudere tra gennaio e febbraio 2027
Quarantatre giorni per costruirsi un futuro autonomo. Tanto manca all’assemblea del Monte dei Paschi di Siena che il 29 ottobre sarà chiamata ad approvare la doppia offerta di acquisto lanciata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio sul Banco Bpm e su Banca Generali.
Un via libera tutt’altro che scontato, vista la presenza, nel capitale di Mps, di Francesco Gaetano Caltagirone che già si è espresso con contrarietà rispetto all’ipotesi di unire Mps e Banco Bpm. Lo disse a Federico De Rosa sul Corriere della Sera il 14 maggio scorso e non c’è motivo di credere che abbia rivisto le proprie posizioni. Anzi. Avendo ben chiaro l’obiettivo delle Assicurazioni Generali, l’imprenditore romano condivide con Intesa Sanpaolo l’obiettivo più importante di questo complessivo riassetto della struttura finanziaria italiana.
Quote
Caltagirone ha il 10,26 per cento di Mps. La Delfin degli eredi Del Vecchio il 17,53 per cento, il Mef il 4,86, BlackRock il 4,66 e il Banco Bpm il 3,74 per cento. Quanti di questi voteranno a favore del doppio piano di Lovaglio? Non Caltagirone ed




