di Alessia Cruciani, inviata a San Francisco
Nel faccia a faccia con Marc Benioff a Dreamforce, il ceo parla di sicurezza, cybersecurity e responsabilità delle aziende. E anticipa la «terza fase» dell’AI, quella che lavorerà continuamente per noi
Quando l’intervistatore è speciale, anche l’intervistato finisce per lasciarsi andare un po’ di più. Persino se si chiama Sam Altman, si trova davanti a migliaia di persone e tutt’intorno ci sono cellulari alzati pronti a registrare ogni parola. E così può succedere che il numero uno di OpenAI, parlando della tecnologia che la sua azienda ha contribuito a portare nelle mani di centinaia di milioni di persone, dica: «Siamo andati a prendere il fuoco dagli dei».
A fargli le domande, del resto, non è un giornalista ma Marc Benioff, fondatore e ceo di Salesforce, uno dei protagonisti della Silicon Valley e padrone di casa di Dreamforce, la grande conferenza annuale del gruppo che dal 15 al 17 settembre porta a San Francisco decine di migliaia di persone. È Benioff in persona a intervistare Altman sul palco. E la conversazione diventa presto qualcosa di diverso dalla consueta celebrazione delle meraviglie dell’intelligenza artificiale: si parla di incidenti, responsabilità delle aziende, cybersecurity, bambini




