
di Maurizio Porro
Interpretato magnificamente, entra nella mente malata di un uomo che rapisce e uccide bambine
«M – Il mostro di Düsseldorf», il primo serial killer del cinema è tornato in 70 sale italiane nell’edizione restaurata (con scene inedite) dalla Cineteca di Bologna e del suo Cinema Ritrovato. Ora ha recuperato un capolavoro di Fritz Lang del ’31, che ebbe guai con la censura dell’epoca, uscito in Italia dopo la guerra, nel ’60, poi nel 2000 e nel 2013, con diversi metraggi, tagli, restauri.
Utile vedere con gli occhi di oggi, abituati a killer sempre più efferati, questo mostro inventato da Lang, autore di Metropolis, nel suo settimo film che si ispira alle vere gesta omicide di Peter Kurten, celebre «vampiro» di Düsseldorf, giustiziato proprio mentre usciva il film di Lang che ebbe grande successo e fu inutilmente rifatto da Losey nel ’51.
Interpretato magnificamente da Peter Lorre, 27enne attore ungherese al suo debutto, cui quella M di «murder», assassino, impressa col gesso sul cappotto, rimase davvero impressa nella sua carriera, il film entra nella mente malata di un uomo che rapisce e uccide bambine.
Per trovare l’anonimo serial killer, costretto a uccidere perché sente le «voci» della




