
di Monica Guerzoni
Sergio Mattarella non ha mai esplicitamente commentato la scelta del governo Meloni di sospendere Schengen, né la reazione di Madrid. Ma ieri il presidente ha ricordato come il trattato europeo del 1995 abbia aperto «una fase nuova» di dialogo e promozione dei diritti, «che trae beneficio dalle diversità e ne fa leva di progresso».
Parole che saranno lette alla luce dei fatti di Ceuta. A Merano, Mattarella ha celebrato con il presidente austriaco Van der Bellen gli ottant’anni dell’Accordo di Parigi. A Trento, il presidente ha parlato alla Giornata dell’Autonomia del Trentino-Alto Adige. E ha ricordato che per l’allora ministro degli Esteri Alcide De Gasperi, il quale firmò con l’omologo austriaco Karl Gruber l’accordo del 5 settembre 1946, «la nozione di frontiera come recinto per contenere i propri cittadini era del tutto estranea». Lontano anni luce dalle spinte vannacciane della remigrazione, Mattarella cita De Gasperi per ribadire che le persone vengono prima dei confini: «Non si è stranieri a casa propria».
Tra il palco di Merano e quello di Trento il presidente lancia messaggi ai partiti già in corsa verso le urne: «La sfiducia che serpeggia tra i cittadini nei confronti della




