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Sgambetti, rotture e troppe sigle. Perché per il centrosinistra il record finora è un «miraggio»

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di Francesco Verderami

Parisi, che ideò l’Ulivo: noi non abbiamo mai avuto la loro compattezza

Il record di Meloni a Palazzo Chigi è uno specchio nel quale il centrosinistra alla fine si riflette. E al di là delle battute polemiche sulla «durata senza risultati» della premier, non può che interrogarsi sull’instabilità dei suoi precedenti governi. Per evitare di ripetersi.

È vero, la longevità di un esecutivo non risolve i problemi di un Paese. Infatti non è su questo che si basa il giudizio degli elettori nelle urne. Ma la stabilità ha una valenza in politica, misura sul lungo periodo la compattezza di una coalizione all’atto delle scelte ed è un antidoto contro il fisiologico logorio nella gestione del potere. 

Proprio ciò che è mancato al centrosinistra
quando è andato a palazzo Chigi nell’epoca della Seconda Repubblica. E l’ideatore dell’Ulivo Parisi non può che convenire: «Dati alla mano il centrodestra ha dimostrato sinora una compattezza che noi non abbiamo mai avuto». Il divario tra i 1.413 giorni di Meloni e gli 887 di Prodi è eloquente. Renzi con 1.024 giorni non fa testo perché il suo Gabinetto fu il lascito di un precedente accordo di larghe intese. 

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