
di Simone Canettieri
Molo borbonico di Bari, il popolo di Giorgia Meloni suda, si copre la testa con cappellini con la faccia della leader, si rifugia tra i carboidrati, sfida la canicola delle tre del pomeriggio per guadagnare i posti davanti al palco
BARI – Non è la cuoca di Lenin, ma quella di Giorgia. «Ce l’ha fatta perché è coraggiosa», dice mentre spadella gli spaghetti all’assassina. Specialità locale — pomodori schiacciati a mano, aglio e peperoncino — irrinunciabile, nonostante l’afa e i manuali di sopravvivenza la sconsiglino. La cuoca lavora nello stand del «Picchio assassino» di Francesco Galliani, una vita nel segno della fiamma, politica e dei fornelli. «Ho iniziato a fare il consigliere di circoscrizione con Pinuccio Tatarella nel Msi: Vannacci ha polso, non dice cose sbagliate, ma Giorgia ha gli attributi».
Molo borbonico di Bari, il popolo di Giorgia Meloni suda, si copre la testa con cappellini con la faccia della leader, si rifugia tra i carboidrati, sfida la canicola delle tre del pomeriggio per guadagnare i posti davanti al palco. «Trepuzzi presente». «Genova con Giorgia». «Bisceglie c’è». Gli striscioni vengono srotolati all’ingresso dell’area, tra navi da crociera e container, davanti alla polizia. Meglio evitare




