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Israele, parla l’ex generale Golan: «Nethanyahu e sua moglie vogliono riscrivere la storia del 7 ottobre»

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di Greta Privitera

Intervista con l’ex generale e leader democratico: «Dopo il voto sono pronto a lavorare con Eisenkot e con altri per ricostruire il Paese»

DALLA NOSTRA INVIATA 
TEL AVIV – Arriva tardi Yair Golan, perché un incontro con la comunità araba si è allungato oltre il previsto. A Mishmar HaEmek, kibbutz storico fra le colline della Galilea, le famiglie hanno appena finito di mangiare nella mensa comune. Il 27 ottobre Israele vota, e Golan, ex generale, guida i Democratici, il partito nato nel 2024 dalla fusione fra Meretz e laburisti che secondo i sondaggi avrebbe 10-11 seggi. «Qui mi sento a casa», ci dice entrando nell’auditorium. Lo abbracciano come vecchi amici. È il suo ambiente politico, ma anche qualcosa di più. I kibbutz sono stati per decenni il codice genetico della sinistra israeliana, un’idea di comunità che il Paese ha ritrovato in modo tragico il 7 ottobre. Quel mattino, quando le sirene cominciano a suonare, Golan si precipita verso il Sud. Al festival Nova, dove Hamas ha ucciso 378 persone. La sua corsa è diventata il materiale di una teoria del sospetto. Sara Netanyahu, moglie del premier, ha insinuato che quella prontezza potesse significare conoscenza anticipata

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