
di Guido Santevecchi
Il leader della Rivoluzione degli ombrelli processato per «collusione con forze straniere» che in base alla Legge di sicurezza nazionale cinese prevede una pena tra 10 anni e il carcere a vita
Hong Kong, Era un diciassettenne magrissimo, con i capelli a caschetto e il fascino di una rockstar Joshua Wong, quando nell’autunno 2014 diventò il volto della Rivoluzione degli Ombrelli, il movimento democratico che per 79 giorni occupò Hong Kong invocando elezioni democratiche. Fu la più grande sfida al potere di Pechino da quella tragica di Piazza Tienanmen nel 1989. Il Partito comunista cinese non dimentica e non perdona gli avversari.
Joshua Wong compirà 30 anni a ottobre, nel carcere di massima sicurezza di Stanley dove sta scontando una condanna a cinque anni per sovversione. Sarebbe dovuto uscire a gennaio dell’anno prossimo, ma in cella nel 2025 è stato formalmente arrestato di nuovo con l’accusa di «collusione con forze straniere» e oggi davanti all’Alta Corte di Hong Kong si è dichiarato colpevole. Il reato, compreso nella Legge di sicurezza nazionale cinese imposta al territorio ex colonia britannica nel 2020 per schiacciare il movimento democratico, prevede una pena minima di 10 anni e l’ergastolo




