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Il paradosso di Putin: la sua escalation in Europa resusciterà la Nato

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Si può interpretare in diversi modi l’escalation di provocazioni e micro-aggressioni che Vladimir Putin orchestra ai danni della Germania e di altri paesi sul fianco Nord-Est della Nato (quelle che accadono nell’area baltica e scandinava non fanno quasi più notizia). Si può pensare che lo Zar prepara un allargamento e intensificazione della sua guerra: una fuga in avanti per dirottare l’attenzione dai suoi fallimenti, al quinto anno di una invasione dell’Ucraina che doveva durare poche settimane. In tal caso saremmo nello scenario di un lento scivolamento verso la terza guerra mondiale, ammesso che le vittime di questi attacchi vogliano e sappiano reagire. 

Si può pensare che stia semplicemente «testando» il grado di preparazione di quei paesi come la Germania che escono da decenni di disarmo, pacifismo, e letargo geopolitico; magari nella speranza di rafforzare al loro interno le correnti neutraliste e russofile come l’estrema destra AfD. Ma c’è un terzo scenario che Putin sembra non mettere in conto, e che invece sta acquistando più probabilità: con la sua aggressività ai danni dell’Europa occidentale, lo Zar può resuscitare un’Alleanza atlantica che molti consideravano avviata verso un declino irreversibile. Non c’è nulla di più efficace che un nemico in azione, per restituire

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