
di Francesco Rosano
Il leader di Italia viva torna a Bologna: «Legittimo che Schlein e Conte corrano alle primarie. Ma ora pensiamo a battere Meloni»
BOLOGNA – «Matteo! Matteo!». La sala Francesco Guccini della Festa dell’Unità di Bologna è gremita e acclama Matteo Renzi come se non fosse passato un giorno dal settembre 2014, quando l’allora premier salì sul palco della kermesse dem al Parco Nord di fronte a oltre diecimila persone, insieme al primo ministro francese, Manuel Valls, e al segretario del Psoe spagnolo, Pedro Sánchez. Tutti in camicia bianca e maniche arrotolate. Ma dodici anni sono passati, il mondo è cambiato: la Festa bolognese ha traslocato e si è ristretta, in platea ci saranno trecento persone, Renzi guida un partito alleato che veleggia attorno al 3% e l’Italia è in mano a Giorgia Meloni.
L’unica cosa che non è cambiata è il piglio dell’ex Rottamatore: «La partita è quella delle secondarie, non delle primarie. Se vincono loro— avverte Renzi — hanno altri cinque anni di Palazzo Chigi e sette anni di Quirinale. Io sette anni di Giorgia Meloni, dopo quattordici di Sergio Mattarella, anche no». C’è buona parte dello stato maggiore di Italia viva, nazionale




