
di Jacopo Strapparava
Dal disegno dei confini al «Los von Trient», fino agli anni del terrorismo e la successiva pacificazione: storia di una firma che ha garantito la pace a un territorio spaccato
Il 5 settembre 1946, quando si presentò nei saloni dell’ambasciata d’Italia in rue de Varenne, nel VII arrondissement, a Parigi, Alcide De Gasperi aveva già compiuto 65 anni. Lo statista di Pieve Tesino, già perseguitato dal regime fascista che una volta era perfino arrivato a mettergli in prigione la moglie tra un gruppo di prostitute — «Quest’uomo così poco italiano, che non ha mai fatto ridere nessuno e che nessuno riesce a far ridere», scrisse Indro Montanelli — era ministro degli Esteri e presidente del Consiglio per la seconda volta. Dall’altra parte del tavolo, Karl Gruber, il ministro austriaco, aveva 37 anni. Per qualche mese era stato Landeshauptmann del Tirolo.
Gli Alleati, vinta la guerra e separata l’Austria dalla Germania, avevano puntato su di lui, cattolico e antinazista. Era un uomo alto e robusto. I giornali scrissero che «esprimeva una forza calma e sicura», e che ricordava un po’ Burt Lancaster.
Il compromesso
Il Patto, come nella migliore tradizione, fu un compromesso. L’Austria riconosceva il




