
di Marianna Peluso
Originaria del sestiere di Castello, è praticante da 15 anni. «La separazione tra uomini e donne c’è, non è discriminazione ma rispetto: se una donna si piega e alza il bacino in preghiera magari poi l’uomo butta l’occhio»
«Fa decisamente più paura andare in via Piave, vedere la gente che spaccia e quello che combinano là, piuttosto che vedere una persona che esce di casa per andare a pregare in una moschea». A dirlo è Elisabetta Nordio, 56 anni, veneziana doc, nata nel sestiere di Castello, residente a Chirignago, in terraferma: convertita all’Islam trent’anni fa, praticante da quindici, è una campionessa di voga veneta con primi posti a Sant’Elena e Malamocco, varie bandiere in Regata Storica. Mentre a Ca’ Farsetti il dibattito sulla moschea si infiamma, lei racconta cosa significhi essere contemporaneamente veneziana e musulmana.
Nordio, dove prega oggi?
«A casa, ormai mi sono abituata così. So che a Mestre e a Marghera ci sono dei posti dove le persone si ritrovano per pregare, ma chiamarle moschee è una parola un po’ forte: sono più che altro dei capannoni. Per questo non vedo cosa ci sia di male a costruire un vero luogo di




